Opening KOKIN 古今, Libri d'artista 24 Maggio 2018 ore 18.30 | @ Paraventi Giapponesi - Galleria Nobili, Milano [dal 24 maggio su 23 giugno]

Opening KOKIN 古今, Libri d'artista 24 Maggio 2018 ore 18.30 |


421
24
mag
 
- 23
giu
18:30 - 21:00

 Pagina di evento
Paraventi Giapponesi - Galleria Nobili
Via Marsala 4, 20121 Milan, Italy
KOKIN
古今
LIBRI D'ARTISTA
25 Maggio- 23 Giugno
Inaugurazione 24 Maggio ore 18.30
A cura di Matteo Galbiati

Artisti in mostra:
Gabriella Benedini, Federica de Luca, Paola Fonticoli, Cesare Galluzzo, Asako Hishiki, Fukushi Ito, Ayumi Kudo, Kaori Miyayama, Ayako Nakamiya, Izumi Oki, Shoko Okumura, Tetsuto Shimizu, Valdi Spagnulo, Kanako Takahashi, Yocci, Mariangela Zabatino

La poesia giapponese, avendo come seme il cuore umano, si realizza in migliaia di foglie di parole. La gente di questo mondo, poiché vive fra molti avvenimenti e azioni, esprime ciò che sta nel cuore affidandolo alle cose che vede o sente. Si ascolti la voce dell’usignolo che canta tra i fiori o della rana che dimora nell’acqua; chi, tra tutti gli esseri viventi, non compone poesie? La poesia, senza ricorrere alla forza, muove il cielo e la terra, commuove perfino gli invisibili spiriti e divinità, armonizza anche il rapporto tra l’uomo e la donna, pacifica pure l’anima del guerriero feroce.
Prefazione Giapponese al Kokin Wakashū
Ki no Tsurayuki

La galleria Paraventi Giapponesi — Galleria Nobili ha il piacere di segnalare l'inaugurazione della prossima mostra occasione di confronto tra artisti giapponesi e italiani dedicata al libro d'artista.
Il legame tematico è suggerito dal kokin: termine ormai desueto, il lessico giapponese ne mantiene traccia nella lingua e, traducibile con «tempi antichi e moderni», esso racchiude nella forma di un unico lemma due ideogrammi di cui il primo古 significa passato e il secondo 今 allude al presente, suggerendo per estensione qualcosa che è iniziato in epoca antica, ma la cui eco si spande nella contemporaneità.
Kokin ha un legame stretto in riferimento al Kokin wakashū che rimanda immediatamente a un immaginario ben preciso e radicato nella cultura giapponese ovvero quello della raffinata corte imperiale Heian, dove fu compilata, attraverso successivi sforzi collettivi, la prima delle ventuno raccolte poetiche di lirica classica commissionate dall'imperatore e risalente al X secolo. Traducibile appunto con raccolta di poesie antiche e moderne essa consta di circa 1100 poesie di periodi e autori diversi prevalentemente in waka (struttura originale giapponese di 5 versi con schema di 5-7-5-7-7 sillabe) con un'attenzione prevalente verso i temi dell'amore e del passaggio delle stagioni.

Gli artisti contemporanei coinvolti sono dunque, chiamati a misurarsi sul rapporto tra presente e passato e sull'identità artistica dell'oggetto libro. Così come il Kokin wakashū appare essere un contenitore di frammenti di tempi e epoche diverse che fa affiorare una memoria ancestrale, così la trasversalità e universalità dei temi trattati in esso rende i waka coevi non solo al X secolo, momento della loro raccolta e stesura, ma anche ai giorni nostri. Alla corte Heian la letteratura aveva il fine di aspirare all'eterno sublimando la brevità della vita umana pur essendo, la caducità stessa, il tema principe sotteso. La poesia era sentita come arte nobile per eccellenza e ambito in cui gli uomini migliori della corte a partire dall'imperatore dimostravano le loro doti con regolarità.

La brevità del verso giapponese ha indotto i poeti a uno sforzo continuo in direzione della massima pregnanza di significato dovendo trasmettere nel poco spazio a disposizione il contenuto poetico. Analogamente la reazione alla limitatezza di spazi e dimensioni è un collegamento possibile e stimolante tra la poesia classica scritta e quella contemporanea visiva qui in oggetto. Gli artisti coinvolti si confrontano con un mezzo, il libro, che fa della lingua il suo principale strumento espressivo ma che in questo caso utilizza colori, carte, materiali e tecniche differenti per evocare il messaggio artistico. La consultazione del libro come oggetto d'arte che elude la sua funzione primaria per diventare esso stesso poesia visiva, sovverte i rapporti tipici tra lettore e artista/autore, conferendo alla consultazione uno spazio intimo di fruizione legato alla estemporaneità del momento e permettendo al lettore di entrare in punta di piedi nel mondo dell'artista semplicemente aprendo la copertina del libro.
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