Le amare lacrime di Petra Von Kant - Mise en espace @ Teatro Libero di Milano, Milano [dal 15 su 17 maggio]

Le amare lacrime di Petra Von Kant - Mise en espace


148
15 - 17
maggio
21:00 - 23:00

 Pagina di evento
Teatro Libero di Milano
via Savona 10, 20144 Milan, Italy
LE AMARE LACRIME DI PETRA VON KANT
mise en espace
di Rainer Werner Fassbinder
traduzione di Roberto Menin
regia Tiziana Bergamaschi
adattamento di Tiziana Bergamaschi e Tobia Rossi
con Monica Faggiani, Valentina Ferrari, Bianca Iannaccone, Marisa Miritello, Elisabetta Torlasco, Greta Zamparini
produzione Teatro dell'Allodola
Abiti di scena firmati Ecklecktica by Roberta Redaelli
robertaredaelli.com/

NOTE SULL'AUTORE E SUL TESTO...
Nella breve e intensa stagione di Rainer Werner Fassbinder, Le lacrime amare di Petra von Kant nascono come testo teatrale nel 1971; lo spettacolo va in scena a Francoforte nel 1971 e viene stroncato dalla critica. La trasposizione cinematografica, girata nel gennaio 1972, esce nelle sale a tempo di record il 5 ottobre 1972. L’autore, figura fondamentale del rinnovamento culturale del dopoguerra tedesco ed europeo opera in Lacrime amare un singolare, quanto straordinario, punto d’incontro fra la sua esperienza all’Antiteater e il melodramma “alla Douglas Sirk”, suo modello e nume tutelare. Le lacrime amare di Petra von Kant è prima di ogni altra cosa un piccolo saggio sulle perverse dinamiche che presiedono al sentimento amoroso, qui specchio illuminante di quella progressiva disumanizzzione del sistema di rapporti fra individuo e individuo e fra individuo e società. Un’analisi lucida e disincantata dell’amore nella nostra società dove nelle relazioni di coppia si rispecchiano i più generali rapporti di potere di una società capitalistica.

Tutto si svolge in un appartamento, con una scansione temporale lineare, a quadri, quasi un’analisi etologica di una donna, del suo ambiente, e dei suoi sentimenti, indagine che si svolge in un mondo esclusivamente femminile. Petra non varca mai la soglia dell’appartamento, resta confinata nel suo isolamento, quasi come se fosse impossibilitata a muoversi. La casa è il suo tutto (ufficio-laboratorio-confessionale-atelier-album di famiglia-riposo-gioco-tomba-fossa comune dei sentimenti). Nessuna emozione forte, la passione manipola i comportamenti umani, tutto deve essere filtrato dalla testa; chi si lascia andare alle passioni è debole agli occhi della società. Tutto diventa rappresentazione. Tutto è prevedibile, riconoscibile, ancor prima dell’essere detto o fatto. In questo ambiente asettico entra un elemento destabilizzante e così come in un esperimento scientifico tutto si sconvolge, ma nello stesso tempo si ricompone in una condizione di maggior sincerità di rapporti. Possiamo considerarlo come un esperimento in vitro di una rivoluzione che scardini il preesistente e che pur non proponendo una soluzione obblighi a porsi delle domande sulla vita e sui rapporti tra gli uomini.

SINOSSI
Il testo, del quale è stata realizzata anche una versione cinematografica con la nota attrice Hanna Schygulla nel ruolo di Karin è sicuramente uno dei capolavori del drammaturgo regista tedesco e apre il ciclo dei suoi grandi melodrammi. E' la vicenda di una stilista di moda, Petra von Kant, ricca, affascinante, intelligente, tipica figura di donna emancipata e cosciente, che cade però preda dell'amore per Karin, una ragazza di estrazione proletaria spregiudicata e senza scrupoli. I ruoli si ribaltano: la donna di successo, abituata a dominare gli altri, diventa schiava del suo oggetto amoroso. La grandezza del personaggio consiste proprio nella disperata determinazione di far vivere il proprio sentimento ad ogni costo, infrangendo passo dopo passo tutte le convenzioni sociali che lo impedirebbero: il rapporto con la figlia, l'amicizia con l'amica Sidonie, il rispetto per la madre ed infine l'equilibrio "ambiguo" con Marlene una factotum onnipresente e completamente asservita, muto testimone per tutto lo spettacolo.

La dialettica servo — padrone è uno degli assi principali del dramma, e la prima relazione di questo tipo è appunto quella tra Petra e Marlene, relazione che, attraverso il dominio sentimentale, fa trasparire un dominio economico: è Marlene che fa tutto, a partire dai disegni che dovrebbero essere le creazioni originali di Petra. Il finale coincide con uno dei meccanismi tipici del melodramma alla Fassbinder, la protagonista si ritrova nella situazione di partenza, nella solitudine del proprio dramma esistenziale.

​NOTE DI REGIA
Il lavoro che presenteremo a maggio al Teatro Libero è il primo step di un percorso che consideriamo lungo e ricco di sviluppi. E’ per noi importante, anche se per pochi giorni, mostrare al pubblico il risultato dello studio che ci porterà alla realizzazione definitiva di uno spettacolo che mette in scena uno dei testi fondamentali della drammaturgia tedesca contemporanea. Questo confronto, che pensiamo possa essere strutturato in incontri col pubblico a fine spettacolo, è per noi una nuova modalità di costruzione del lavoro della regia e degli attori e rende attivo il ricettore.

Piangere lacrime amare: Piangere disperatamente, in genere per rimpianto o rimorso.
In senso lato anche: pentirsi, rimpiangere o rammaricarsi di qualcosa.

Di cosa si rammarica Petra? Che insoddisfazione della propria vita soggiace in lei e la porta a essere dura con gli altri e a cedere rovinosamente con la persona che meno è disponibile a essere soggiogata? Quando tutto è perso e non resta alcuna speranza, non le rimane che piangere disperatamente, un pianto catartico che la svuota e favorisce la purificazione, così che ne possa uscire monda da ogni peccato. Solo a questo punto le è possibile comprendere i propri errori e pentirsene. Fassbinder ci porta in un viaggio negli abissi del sentimento fino alla perdita di sé, ma lo fa partendo da una situazione dove tutto è perfetto, asettico, impersonale, anestetizzato.

Protagoniste del dramma sono un gruppo di donne, e non parlo di protagonista al singolare come sarebbe facile fare, perché m’interessano i rapporti di potere presenti in questo microcosmo femminile non la storia di una singola donna.

L’autore costruisce, nello spazio chiuso e claustrofobico di una stanza, un microcosmo esemplare della società tedesca degli anni Settanta, preda del sogno/incubo capitalista e di una pericolosa quanto radicata miseria ideale. Questo elemento di analisi di una società è ciò che secondo me rende ancora attuale il testo, che in altro modo sentirei datato.

Una società oramai priva d’ideali, se non la volontà d’apparire, il denaro, il potere, ha snaturato i rapporti e innescato una fragilità pericolosa che può portare alla distruzione dell’uomo inteso come umanità.

L’aver scelto di parlare di sentimenti e potere attraverso l’universo femminile non costituisce certo una novità per Fassbinder, soprattutto alla luce delle sue affermazioni: “il comportamento forzato della donna nella società dice molto di più su questa società che il comportamento degli uomini, i quali preferiscono vivere come se tutto andasse bene. Credo di poter esprimere meglio ciò che voglio dire quando uso un personaggio femminile come centro, rappresentando la donna, più che l’uomo, le contraddizioni interne al sistema gretto e meschino dei rapporti sociali”.
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